Un viaggio nel mondo Tarì

Dal malto alla pinta

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Quiz xx di 12

Benvenuto al nostro quiz, 12 domande per mettere alla prova la tua conoscenza della birra artigianale e 36 risposte per scoprire il mondo Tarì.

Cominciamo dall'ABC e vediamo quanto conosci il prodotto che bevi:
che caratteristiche deve avere una birra per potersi definire "artigianale"?

  • è prodotta senza l'impiego di automazione

    L'automazione in casa Tarì è preziosa!

    Teniamo sotto controllo la produzione, gestiamo al meglio i processi e ottimizziamo i consumi.
  • dipende dalle quantità prodotte

    Come saprai già, la birra artigianale non deve essere sottoposta a pastorizzazione e microfiltrazione.
    Ma forse non sapevi che la produzione annua di un birrificio artigianale non deve superare i 200mila ettolitri.

    Sarà "in quantità industriale" solo il benessere che proverai bevendola, soprattutto se Tarì!
  • incide la provenienza dlle materie prime

    Selezioniamo malterie, produttori di luppolo o di grano in base alla qualità garantita durante tutto l'anno e fondata su esperienza e competenza.

    Per questo i produttori a cui ci affidiamo riforniscono sia microbirrifici che impianti industriali.

Vediamo un po': quale ingrediente secondo te non viene utilizzato per la produzione di una buona birra artigianale?

  • il mais

    I puristi guardano con diffidenza l'utilizzo del mais in quanto utilizzato dai birrifici industriali per abbattere i costi.
    E' importante sapere però che i mastri birrai più esperti lo utilizzano per dare limpidezza alla birra e che è caratteristico di alcuni stili.

    Noi non lo utilizziamo, ma ci facciamo i pop-corn!
  • il coriandolo

    Il coriandolo è uno degli elementi base nella ricetta dello stile blanche.

    Sapessi quanto profuma quando prepariamo la nostra Trisca!
  • l'acqua marina

    ...e invece si!
    L'acqua marina raccolta dall'azienda Aquamaris nel mar Mediterraneo, microfiltrata e sterilizzata, viene utilizzata per la produzione della nostra gose, Aquamaris appunto.

    Una birra dissetante e beverina da non perdere.

Avrai notato che parliamo di malto d'orzo e non semplicemente di orzo.
Secondo te c'è differenza?

  • sono due prodotti distinti

    Pensavi fosse una domanda a trabocchetto, eh?
  • uno deriva dall'altro

    Esatto. Il malto d'orzo è un prodotto derivato dalla germinazione dell'orzo, che viene fatto macerare in acqua e poi sottoposto a essiccamento.

    Sviluppati gli enzimi che trasformeranno gli amidi in zuccheri, il chicco è pronto per la fase di ammostamento.
  • sono sinonimi

    Alcune ricette prevedono l'impiego di cereali non maltati, ma c'è una grande differenza tra i due.

    Lo scoprirai selezionando la risposta giusta.

Una volta setacciato, il malto d'orzo cosa facciamo con l'acqua e le trebbie rimaste?

  • sono prodotti di scarto

    In casa Tarì ottimizziamo le risorse e recuperiamo tutto quello che si può, anche i sottoprodotti (non li chiamiamo scarti perché avranno una seconda vita).
  • ne facciamo una birra di 2° scelta

    Non abbiamo prima e seconda scelta, per noi la qualità è uno standard imprescindibile, anche quando abbiamo voglia di sperimentare.
  • li recuperiamo

    Proprio così.
    L’acqua viene immessa nuovamente nel ciclo di produzione, mentre le trebbie sono destinate a uso zootecnico.

Bionda, ambrata, scura… da cosa dipenderà mai il colore della birra?

  • dalla temperatura

    Controllata e gestita scrupolosamente, la temperatura assicura la buona riuscita della produzione, ma non ha nulla a che fare con il colore.
  • dal malto d'orzo

    In base alla temperatura di tostatura e al tempo di essicazione al quale viene sottoposto, il malto cambia colore e dà origine a differenti birre.

    E' lui l'artefice!
  • dal luppolo

    Il luppolo è responsabile sì, ma del grado di amaro della birra.

Ci prepariamo per la prima fermentazione.
Sai cosa determina la differenza tra alta e bassa fermentazione?

  • la temperatura di fermentazione

    Proprio così, le diverse temperature permetteranno ai lieviti specifici, selezionati per la successiva fase, di "esprimersi" al meglio.

    I 14° sono ottimali per la bassa fermentazione, mentre i 20° per l’alta fermentazione.
  • la durata della fermentazione

    La prima fermentazione dura circa 3/4 settimane indipendentemente dalla Tarì che stiamo producendo.

    Quindi no, non è qui la differenza.
  • la gradazione alcolica

    Sebbene le birre ad alta fermentazione siano tendenzialmente più alcoliche di quelle a bassa fermentazione, non c'è una correlazione diretta.

Ora che anche i lieviti sono entrati in gioco, arriva una domanda bizzarra: chi crea la birra?

  • il birraio, ovvio.

    Ancora una volta un quesito a trabocchetto?
    Scopri la risposta giusta e capirai perché te lo abbiamo chiesto.
  • la ricetta fa la differenza.

    Certo, a ogni ricetta corrisponde una birra diversa.
    Ma chi fa la birra?
  • i lieviti.

    Esattamente!
    Come dicono quelli bravi, il mastro birraio fa il mosto, ma la birra la fanno i lieviti.

Memory test: quali ingredienti aggiungiamo durante la fermentazione?

  • il decotto di carrube, il coriandolo e la fava di cacao

    Li abbiamo chiamati freddolosi non a caso.
    Li inseriamo durante la cottura.

    Quali invece durante la fermentazione?
  • il luppolo

    … sì, ma per un secondo giro!
    Aggiungiamo ancora luppolo per la Oro, la Bronzo e la Forsale secondo il metodo del dry hopping.
  • l'acqua di mare, le foglie di malvarosa, il basilico, lo zenzero, la buccia di limone e il caffè tostato

    Proprio così, questi ingredienti entrano in gioco durante la fermentazione.
    Hanno infatti bisogno della giusta temperatura per mantenere il loro aroma inalterato.

Come rendiamo la nostra birra cristallina?

  • grazie al whirpool in sala cottura

    Il whirpool in sala cottura separa i luppoli dalla parte liquida su cui hanno rilasciato l'aroma e l'amaro, ma non ha lo scopo di rendere limpida la birra.
  • esce limpida dopo la fermentazione

    Il nostro sistema di raffreddamento nei silos consente una prima naturale chiarificazione della birra: le basse temperature, infatti, fanno precipitare la parte corpuscolare in basso. Inoltre, quando procediamo al trasferimento della birra evitiamo di prelevare dal fondo per non comprometterne la limpidezza.

    Ma non basta...
  • attraverso il chiarificatore

    Dopo l'utilizzo del whirpool in sala cottura e la lagherizzazione nel silo, sarà adesso il chiarificatore a selezionare i lieviti separando quelli giovani, ancora necessari per la rifermentazione in bottiglia, da quelli attempati, ormai esausti e destinati al nostro impianto di depurazione.

Mentre le Tarì riposano in cella iniziamo a sognare il momento in cui le degusteremo.
A cosa non possiamo abbinare una bella pinta di birra?

  • ai dolci

    Se non l'hai mai vissuta, questa è un'esperienza da non perdere: stappa una Bonajuto, una Qirat o una Oncia e lasciati andare alla piacevolezza del tuo dolce preferito.

    Sul nostro blog troverai preziose indicazioni per abbinamenti perfetti.
  • al limone

    Al contrario del cugino-vino, la birra non teme l'abbinamento con un alimento acido come il limone.
    Ma se hai immaginato lo spicchio di limone sul collo della bottiglia, devi sapere che la ragione è storica e non legata a un fattore di gusto.
  • al pesce

    C'è chi non osa abbinare il vino rosso, figuriamoci la birra! Invece sono diverse le Tarì che si abbinano al pesce, dai carpacci alle fritture puoi spaziare tra le chiare Oro, Vicerè e Trisca fino alla Bonajuto.

    Protagonista indiscussa però sarà qui l'Aquamaris, la birra all'acqua di mare.

Da bravo beerlover conosci l'importanza del cappello di schiuma.
Ma se noti un eccesso di schiuma all'apertura a chi dai la colpa?

  • a chi ha tirato fuori la bottiglia dal frigo

    Lasciamo i bartender allo shaker:
    se scuotiamo la bottiglia la CO2 verrà fuori all'apertura e rischieremo di bere una birra sgasata.
  • a un mancato controllo nella fase di rifermentazione

    Monitoriamo diversi parametri durante tutta la fase di rifermentazione, sulla pressione in particolare effettuiamo un controllo giornaliero.
  • dipende dallo stile della birra

    E' vero, non tutti gli stili ne prevedono la stessa quantità, ma in tutti i casi la schiuma è fondamentale per trattenere i profumi e gli aromi e per ritardare l’ossidazione della bevanda.

Concludiamo il nostro quiz con una domanda "spinosa":
quando scade la birra artigianale?

  • Mai

    Se prodotta correttamente, la birra artigianale non ha un termine trascorso il quale diventa dannosa per il nostro organismo.
    Eppure in Italia trovi indicata una data, scopri perché selezionando le altre risposte.
  • Dopo due anni

    Come produttori abbiamo la facoltà di scegliere un termine minimo di conservazione.

    La data che troverai sulle nostre Tarì indicherà il secondo compleanno di quella bottiglia, ma trascorso quel termine l'unico rischio è che abbia perso parte della sua fragranza.
  • Dopo circa tre mesi

    La birra è uno di quei prodotti per il quale si indica il termine minimo di conservazione, ossia la data fino alla quale, se conservato correttamente, il prodotto manterrà inalterate le sue proprietà organolettiche.
    E' chiaro quindi che la prossimità all'imbottigliamento garantisce una birra al massimo della sua forma.

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