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In fondo al mar

Cosa potrebbe mai contenere un mercantile che giace da oltre un secolo nei fondali del mare della Scozia? Monete, oro, dobloni? Non se si tratta del Wallachia.


Quando il sub amatoriale Steve Hickman si immerse alla ricerca dell’incaglio su cui erano rimaste impigliate le reti di un pescatore, non si aspettava certo di trovare centinaia di bottiglie di birra risalenti all’Ottocento.
Un vero tesoro per beerlovers, rimasto sepolto nel mare per oltre 120 anni.

Birra in fondo al mar

E così il semplice episodio dello speronamento del mercantile Wallachia, in un anno memorabile per tutt’altro genere di scoperte – i fratelli Lumière proiettavano il primo cortometraggio della storia e Marconi effettuava la prima trasmissione radio – si è trasformato in un evento affascinante per tutti gli appassionati del mondo brassicolo.

A rendere queste bottiglie di birra davvero preziose è la scoperta che all’interno è presente un lievito ancora vivo. Un team di scienziati britannici è riuscito a estrapolarlo e a isolarlo scoprendo un composto inusuale ai giorni nostri, da cui si stima si possano ricavare bionde, ambrate e scure con un tasso alcolico del 7,5%.

Una sfida vera e propria, di quelle che piace a noi di Tarì: ricreare un prodotto quanto più simile all’originale significherebbe riscoprire il gusto della birra dei nostri antenati.
Un ritrovamento equiparabile al Santo Graal? Beh, se lo prendiamo nella sua rappresentazione più comune e lo immaginiamo pieno di birra il paragone è più che azzeccato!

Cheers!

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